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September 24 Perchè ogni cosa finisce..
Prima o poi arriva un punto di rottura. Non è il tempo nella sua interezza a logorare un sentimento, ma è un momento, che quando arriva si appropria del giorno, ed è da lì che cambia tutto. Non c’è un tempo in cui si smette di amare, ma c’è un giorno, un giorno in cui apri gli occhi e pensi che, dopotutto, niente ha senso, ed è allora che smetti di amarlo.
Ecco si,succede all’improvviso, perché il giorno prima avresti dato la via pur di riappropriarti dei suoi sorrisi, dei suoi baci, dei suoi abbracci, della sua identità, del suo amore, invece quando tutto si rompe, in realtà, non vuoi più niente. No, niente.
Il 24 settembre io non ti ho amato più.
Non ero arrabbiata, non ero triste, ero solo svuotata: d’altronde che senso ha amare un’ombra?
Che senso ha, amare chi ,con tre mesi si è dimenticato di te, e della vita che gli hai dato?
Dove, la ragion d’essere di un amore affogato in un’altra storia?
Ho smesso di amarti questa mattina, perché io lo so, ho sbagliato, ma tu mi amavi, giusto? Ed ora invece? Come funziona, spiegami, ami lei? Cioè, l’amore per me,l’hai riversato su di lei, o forse io non ho capito, e quell’amore è appassito, e ne è nato un altro?
Io non capisco, no. È evidente. Non c’è logica, nessun principio di eliminazione. È tutto una bugia. Ma se dico questo, potrei sembrare arrabbiata..ma io non lo sono, non lo sono affatto! D’altronde, neanche io ti amo più no?!
Stamattina non ti ho amato più, perché tu non amavi me. Semplice, lineare. Questa è una cosa che posso capire: il flusso si interrompe perché alimentato da una sola parte. Ma, l’amore, è una reazione chimica? È una ricetta che, se manca di un ingrediente, non riesce?
No, non è così. L’amore non è questo.
La mia testa non ti ama, forse il mio cuore si, ma è il pensiero che conta.
Non ti amo più, perché tu non mi amavi, quando, invece, avresti dovuto farlo, ancora, ma sei andato via, per sempre stavolta, e tutto si è rotto e niente ha più senso, nulla ha più vita, e neanche il mio amore.
July 09 Tra i miei passi...Dentro e fuori di me,
Assiduamente.
Dove siamo stati fino ad ora?
Perchè in cinque mesi, mai un incontro,
ed ora..
quale beffa vuole che ogni mio passo incontri il tuo!?
Ora che sei lama per le mie mani, che vorrebbero sfiorarti,
per i miei occhi che vorrebbero non smettere di guardarti,
per le mie gambe che vorrebbero correre da te..
ora che sei veleno per la mia sete.
Dispero dei giorni che furono,
dispero per quelli che non ci saranno,
e dispero per queste catene dorate che imprigionano. April 29 Dio?!?Questo sconosciuto...Quando il cielo è così plumbeo e pensante, ti schiaccia a terra. Quando la terra ti solleva verso di esso per ricordarti che sei polvere, la sensazione è quella di ritrovarsi compressi, soffocati in un morsa che non uccide, ma dilania. Correte a svegliarmi e ditemi che è tutta una sporca bugia perché quei visi su quelle pietre fredde, questa mattina, lapidano ogni sentimento di vita e speranza. Come credere in Dio, se quello stesso Dio che osanniamo, sradica gli stessi alberi che un tempo piantò?! Perché continuare a credere in uno Spirito che abita le vie di questo insensato universo? Se ci fosse davvero questo Spirito, se noi davvero l’ospitassimo, dovremmo tenercene alla larga, perché è uno sporco assassino vestito di un candore che non gli appartiene. Spogliatelo di quella maschera, portatelo in piazza, processatelo e imprigionatelo in eterno piuttosto che ucciderlo, perché ben peggiore è l’essere prigionieri, che la cessazione di ogni qualsivoglia sussulto. La verità è che siamo soli a questo mondo, e se c’è qualcuno sulle nostre teste, è solo un sadico che si diverte a vedere le sue creature, cercare compagnia tra di loro per essere meno sole in solitudine, e che si sollazza vedendoci annaspare per restare a galla. La verità è che sono in preda della rabbia di questo inadeguato ed indesiderato “imprevisto”, nel quale è naufragata la speranza, l’incerta credenza di avere qualcuno che si prende a cuore le nostre misere esistenze. Ho impiccato Dio la notte del 24 Aprile, ma voglio concedermi il dubbio ed aspettare a strappargli lo sgabello che lo tiene sospeso da morte sicura, augurandomi ancora, scioccamente, di potermi ricredere. Se negli angoli più reconditi della coscienza, respiro ancora l’idilliaca visione di una nuova alba oltre il tramonto, è perché mi consola il dolce pensiero di saperli, con i loro caldi sorrisi, i loro visi e le loro espressioni sveglie, vitali, umane e affettuose, e con i loro spiriti extraordinari, divertirsi, gongolanti e compiaciuti, di noi comuni mortali che ci crucciamo per loro, ignari della serena esistenza che conducono oltre l’orizzonte, il tempo e lo spazio, ignari del fatto che forse, dalla loro postazione , sono così vicini a noi, come non lo sono mai stati. April 28 Nel tempo e nello spazio,amici, sul mio cuore, per sempre...24/04/2008"Ormai quell'uomo errava con me nell'animo e la mia anima non poteva stare senza di lui. Ed ecco che tu, che incombi alle spalle dei tuoi fuggitivi, "Dio delle vendette" e nello stesso tempo fonte di ogni misericordia, che ci converti a te in modi stupefacenti, ecco che lo togliesti da questa vita, dopo che aveva trascorso un anno appena nella mia amicizia, per me dolce al di sopra di tutte le dolcezze di quella mia vita. Da questo dolore il mio cuore fu ricoperto di tenebra, e tutto ciò che vedevo era morte. E la patria era per me un supplizio, e la casa paterna una incredibile infelicità, e tutto ciò che avevo messo in comune con lui, senza di lui si era mutato in una sofferenza lacerante. I miei occhi lo cercavano dovunque, e non lo trovavano; e odiavo tutte le cose perché non avevano lui, e non potevano più dirmi: "Eccolo, verrà", come quando da vivo non era lì. Io stesso ero divenuto per me un grosso punto interrogativo, e chiedevo alla mia anima perché fosse triste, perché mi tormentasse tanto, e non sapeva rispondermi niente. E se le dicevo: "Spera in Dio", giustamente non mi obbediva, perché era più vero e migliore quell' uomo carissimo che aveva perso, di quel fantasma in cui le ordinavo di sperare. Solo il pianto mi era dolce. Ed io continuavo ad essere per me un luogo di infelicità, dove non potevo restare, dal quale non potevo fuggire. " (Agostino, Confessioni 4. 4. 7 - 7.12 passim) Questo passo per descrivere la sensazione questo passo per riempire questo silenzio assordante.. é così rumoroso un silenzioso, sommesso, inaspettato trapasso? Risuona l'eco dei passi incerti in un pianeta desolato Stordisce. Frugo in quello che ora è diventato abisso di ricordi. Non avevamo neanche cinque anni quando correvamo in quel cortile nella spensieratezza. Daniele, ne avremmo avuto al massimo dieci quando eravamo chiamati io, te roberto e Giada il Quartetto Cetra perchè era un continuo fare comunella, stimolarci, punzecchiarci. Nel nostro piccolo eravamo quasi una setta..intimamente legati. Alessio,il nostro Pierino, all'asilo, alle elementari, alle medie, e alle superiori. In più di 17 anni di conoscenza e di esistere insieme, quanti dispetti mi avrai fatto?!Ripenso alle tue continue marachelle e sorrido, e a quanto,tornando indietro,se per le tue malefatte spesso avrei voluto punirti, ora, non più infastidita, ti abbraccerei per rubare quegli istanti. E ruberei quanto più tempo possa essere trafugato Stefano, per correre nelle immense fertili distese dei tuoi pensieri: pieni, inusuali, stimolanti, affascinanti, manette per il mio indomito bisogno del semplice comprendere. Non lascerei cadere quel saluto fugace nella sempre frenetica vita universitaria, ti fermerei, ti lascerei parlare soggiocata da quella accecante nobiltà intellettuale e umana di fronte la quale era impossibile non ripararsi gli occhi. Nei miei pensieri, tutti e quattro, adagiati sul mio cuore,accoccolati nel mio affetto, vi cullo...per sempre... April 24 ..Debolezze di un'incauta memoriaNel viaggio verso il sapere, incontro un uomo. Carnagione color cioccolato, grandi occhi neri, capelli neri. Ascolta musica dal suo cellulare,ma senza usare le cuffie, costringendo quindi tutto il vagone ad ascoltare le sue preferenze musicali. Non è però una musica che noi ascoltiamo di sovente. Non la nostra musica: è la sua musica. Sembra essere egiziano, o la mia mente vuole che lo sia, perché se così fosse, la stessa, infima e subdola, spalancherebbe di legittimo le porte dello straripante dimenticatoio, per travolgermi con i ricordi di quella settimana ormai lontana nel tempo e nello spazio. È bastato così poco per ritrovarmi lì, in mezzo al deserto: la sabbia dorata mescolata alle rocce rossicce, la terra fumante, il cielo terso, il sole così vicino che quasi sembra sempre pronto a pioverti addosso da un momento all’altro. È per ora un paesaggio desolato: piccolo sprazzo africano di una natura ancora incontaminata. Il nastro però si srotola e quello spazio così vuoto e silenzioso, conservatore di una bellezza arcaica ed immutabile, si popola di voci e risa. Si materializzano volti conosciuti, timbri familiari: la scena si anima, ed implacabile ed inarrestabile arriva lui, il tanto temuto ricordo. Guardo fuori dal finestrino, quasi alla ricerca di una via di fuga, ma la mente si schianta contro il vetro, accasciandosi a terra. Faccio un respiro profondo, con la speranza che, nell’espirazione, riesca a soffiarlo via dal petto quell’ ospite indesiderato, perché è ingombrante, portentoso, irrefrenabile e ad ogni movimento abbatte le mie pareti di cartapesta, lasciandomi indifesa sotto la furia devastante delle "intemperie rimembranti". Come intrappolata dietro una parete di vetro, i fotogrammi di quel neonato settembre scorrono sotto il mio naso, non veloci, ma con intensa lentezza rendendo ogni cambio di inquadratura, incessante tormento. Avvisaglie sonore monopolizzano l’udito: non più il meccanico scorrere del treno in corsa sulle rotaie infiammate, ma "One more cup of coffee" e "Le vent nous portera" a rendere ancora più reale quella visione di un passato trapassato. Allontanare quella libera ed inconscia associazione di idee, diventa un difficoltà insormontabile, ingestibile, e alla fine di tutto questo, un immagine, vedo lui. È lui, con le sue esplosioni di sorrisi, è lui, con i suoi profondi occhioni verdi da cerbiatto, è lui, con quello sguardo dolce ed indifeso che decanta tutto il suo amore per me. È lui, bello di una bellezza disarmante, alto e vittorioso. È lui, con le sue battute così sceme ed infantili, ma che, paradossalmente, tramutano la mia algida e forzata freddezza granitica , in ghiaccio bollente. È a lui, che mi stringo nel deserto mentre rimiriamo silenziosi ed insabbiati, il tramonto. È lui che di notte si accuccia sul mio petto per addormentarsi, quasi come se volesse lo proteggessi. È lui che il giorno del suo compleanno, in bagno, mi confessa quanto mi ha amato e mi ama, e quanto sia felice che sia tornata e quanto voglia che rimanga, stavolta per sempre. È lui che non ho apprezzato, è il suo amore che ho calpestato, la mia dignità che ho venduto, ed è il mio sentimento che non ho difeso e rispettato tenendomelo impassibile sul petto, memore di quanto mi fosse mancato in quella lunga assenza, e di quanto abbia penato per riaverlo, ed ora è questo ricordo che non mi da pace e dal quale non posso difendermi. Ho lasciato cadere "Questo amore". "Questo amore" si è frantumato, ed adesso è inevitabile camminare su questi penetranti vetri rotti; e se spesso riesco a non sentire il dolore, delle volte mi ritrovo nolente, inconsciamente a piedi nudi , e ad ogni passo, sanguino. |
Benvenuto nel mio Spaces!
Marcello Grecowrote:
Ciao...Emmh...non so come, non so perchè ma tra i contatti sul mio blog ci sei anche tu!! Allora ho pensato di passare dal tuo e lasciarti un saluto, e spero che anche tu faccia così...almeno quel tuo contatto avrà ancor di più un senso. E' molto interessante quel che scrivi, complimenti. Ciao
Sept. 15
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